Voluntary Disclosure 2.0

Sono sempre meno i Paesi dove è possibile mettere al sicuro i propri risparmi. Nonostante la pressione fiscale sempre più opprimente e l’insicurezza del futuro del Nostro Bel Paese, decidere di avere un “gruzzoletto” all’estero per qualsiasi evenienza risulta sempre più complicato.

Infatti, le barriere protezionistiche delle banche stanno crollando sotto la pressione di accordi internazionali; in caso di patrimonio già allocato fuori dai confini nazionali e mai dichiarato, siamo messi di fronte ad una scelta che definirei quantomeno consigliata, per non dire obbligata: aderire alla Voluntary Disclosure 2.0, o “bis”, che dir si voglia.

Questa procedura permette di regolare, entro il 31 luglio 2017, ogni posizione con l’Agenzia delle Entrate se si possiedono beni o capitali non dichiarati al Fisco depositati all’estero, sanando le violazioni commesse entro fine settembre 2017.

I vantaggi sono innumerevoli e gli svantaggi sono effettivamente nulli, a meno che non amiate il rischio. La cooperazione con i cosiddetti “Paradisi Fiscali” dal 2017 permetterà all’Italia, tramite le sue autorità, di richiedere informazioni in caso di necessità di indagare sui contribuenti che si presume possano nascondere al fisco patrimoni o attività detenuti all’estero. Dopo la Svizzera anche il Liechtenstein non è più nella black list, e di questo passo saranno sempre meno e più lontani gli Stati “sicuri”. Se questo scenario non vi avesse ancora convinto, altri incentivi sono a disposizione di coloro i quali si redimono con la “Voluntary”:

Chi aderisce non sarà punibile per i reati fiscali da cui sono derivati i capitali fatti emergere né per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio commessi per “lavare” il patrimonio, compresa la responsabilità penale per i reati tributari dichiarativi, anche fraudolenti.

I contribuenti infedeli avranno un altro vantaggio: in deroga alla normativa ordinaria non scatterà il raddoppio dei termini di accertamento a disposizione dell’Agenzia delle Entrate rispetto a quelli ordinari di quattro anni (cinque in caso di omessa dichiarazione). La procedura consiste in un’Autodichiarazione che attesta l’origine lecita della somma, in cui si dichiara che l’importo non è frutto di un’attività illecita diversa da quella fiscale. Il calcolo delle imposte da pagare e da indicare nel modello dovrà essere effettuato dal contribuente, con l’aiuto di un intermediario. Chi presenterà richiesta di Voluntary 2017 dovrà applicare autonomamente a beni e capitali le imposte, con la previsione di sanzioni per chi omette di versare il dovuto.

L’alternativa, più complicata, alla procedura di emersione è quella di trasferire ogni disponibilità verso i Paradisi Fiscali, con un evidente pro, ma anche diversi contro. A fronte del vantaggio di mantenere nell’ombra i propri beni, potendo quindi evitare di dover pagare imposte e sanzioni, gli svantaggi sono molti e da non sottovalutare. In primis, i Paesi in cui il segreto bancario è ancora solido sono sempre meno e sono molto distanti dall’Italia: un conto è avere un problema e andare a risolverlo in Svizzera e un altro invece è andare ad Hong Kong.

Inoltre affidarsi a Paradisi Fiscali, vecchi e nuovi, nasconde sempre il rischio intrinseco, e difficilmente valutabile, della stabilità del Paese stesso, oltre alla possibilità che le dinamiche interne mettano a rischio l’incolumità del proprio patrimonio.

  • A chi farà emergere il patrimonio illecitamente detenuto all’estero, a fronte di un relativo esborso economico, sarà concessa la piena libertà di disporne, implementando eventualmente ulteriori operazioni nel nostro Paese. Molto spesso infatti, non sussiste convenienza alcuna a mantenere patrimoni illegalmente detenuti e “congelati” all’estero;
  • Sconto sulle sanzioni amministrative per omessa o incompleta compilazione del quadro RW, oltre che sulle sanzioni relative alle violazioni in materia di imposte sui redditi, imposte sostitutive, IRAP, IVA e alle violazioni degli obblighi dei sostituti d’imposta;
  • Forte riduzione delle sanzioni penali, condono penale sui reati connessi (esclusi quelli più gravi, come il riciclaggio).

Vale quindi la pena di mantenere nascosto all’Erario il proprio capitale, senza averlo fisicamente a disposizione, bloccato in luoghi lontani correndo il rischio di sanzioni pesanti anche in materia penale?

Forse appare opportuna un’attenta riflessione sulla possibilità di “riappacificarsi” con lo Stato Italiano pagando sanzioni ridotte ed avere finalmente la libertà di poter disporre liberamente appieno del proprio patrimonio.

A Voi la scelta.

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